Pietro Grasso & Don Ciotti

Un’antimafia ‘Libera’

L’antimafia contro l’antimafia. Quella delle associazioni e quella istituzionale.

In un panorama spesso competitivo come quello dell’antimafia, dove alcune realtà si individualizzano e lavorano separatamente su obiettivi che dovrebbero essere comuni, le lacerazioni e le accuse si rinnovano. L’ultimo caso è quello, di qualche giorno fa, che ha visto il pm Catello Maresca della direzione distrettuale antimafia di Napoli accusare, in un’intervista rilasciata al giornale Panorama, l’associazione Libera di avere al proprio interno “persone senza scrupoli” e di gestire i beni confiscati “attraverso cooperative non sempre affidabili”. E ha chiosato: “Io ritengo che questa antimafia sia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale”. La risposta del presidente di Libera, don Luigi Ciotti, è arrivata subito dopo: “Ci possono essere degli errori, si può criticare, ma non può essere calpestata la verità. (…) Abbiamo allontanato dal consorzio Libero Mediterraneo delle realtà che non avevano più i requisiti e queste realtà gettano il fango, sono le prime a farlo”. Ha infine aggiunto: “Le trappole dell’antimafia sono davanti agli occhi, mai come oggi. Si deve togliere anche questa parola antimafia, rischiamo di essere travolti”.

Intanto l’antimafia, quella su cui si sono costruite carriere, notorietà e patrimoni, quella dei personalismi più che della rete di comunità, continua a logorare a volte più delle mafie che dovrebbe combattere. Anche perché rischia di mettere in dubbio la limpidità delle realtà impegnate in favore della legalità che sembrano sempre più spesso convivere, tanto nell’associazionismo quanto in ambito istituzionale, con personaggi che dell’antimafia ne hanno fatto una professione redditizia.

L’antimafia dei fatti esiste ancora, e un esempio vivente sono gli 83 testimoni di giustizia italiani che ogni giorno si confrontano con la loro scelta di vita, la legalità.
Uno di loro, Luigi Coppola testimone di giustizia campano e portavoce del gruppo dei testimoni di giustizia campani, ha scritto una lettera aperta al pm Maresca inviata a La Lente di una Cronista, che qui di seguito riporto.

Luigi Coppola, testimone di giustizia

Luigi Coppola, testimone di giustizia

 

“Il caso sollevato dal PM della DDA di Napoli, il dott. Maresca, ci consola a noi testimoni di giustizia. Ma mi sento di fare una precisazione al dott. Maresca.

Gentile dott. Maresca, lei ha perfettamente ragione sollevando osservazioni sulle associazioni antimafia, o antiracket o antiusura, e sulla gestione dei fondi e beni a loro assegnati. Infatti a Napoli e provincia ci sono più associazioni che organizzazioni criminali. Ma come mai le vittime puntualmente lamentano abbandoni vari?
Poi dott. Maresca se vogliamo parlare della gestione dei beni confiscati e affidati ce n’è da dire e da dimostrare: ce ne sono alcuni affidati e gestiti solo sulla carta ma che sono eternamente chiusi, e quindi dov’è l’uso sociale?
Per quanto riguarda Libera, purtroppo don Ciotti è uno solo ma gli associati pari a 1600 sono tantissimi quindi qualcosa può sfuggire.
Io da testimone di giustizia campano la ammiro, dott. Maresca, per il suo delicato e difficilissimo operato e stimo don Ciotti per la forza con cui porta avanti una battaglia dura e difficile, ma ritengo sia giusto fare chiarezza e se ci sono mele marce vanno escluse e giudicate. Ma la invito ad ampliare la sua attenzione nel napoletano, su beni che ad oggi sono affidati ed inutilizzati e che non sono nella sola disponibilità di Libera né di don Ciotti, quando poi potrebbero essere usati a scopo veramente sociale e per il vero bene di tutti coloro che ne hanno bisogno. A mio parere c’è una sorta di business dietro alla gestione di questi beni e di questi fondi.
E non dimentichiamoci che le tantissime associazioni si costituiscono parte civile nei vari processi contro la criminalità. Processi scaturiti dalle sole denunce dei poveri ma coraggiosi uomini onesti, sempre più spesso dimenticati e abbandonati.”

La legalità, e l’antimafia pulita, hanno bisogno di ripartire dalle persone. E avere il coraggio di osservarsi con l’umiltà degli onesti.

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5 Pensieri su &Idquo;Un’antimafia ‘Libera’

  1. Complimenti per il riconoscimento della sua attività di informazione, che porta avanti con caparbietà e impegno. Quanto al fatto in sé è comprensibile che ci possano essere infiltrazioni anche per sabotare l’opera sia delle istituzioni che delle libere associazioni. Concordo che sia più che mai necessario chiarire gli equivoci, identificare le mele marce, ma portare avanti un’azione che deve essere comune e organizzata con il contributo di tutti.

    • Grazie, Daniele, intanto del sostegno che mai fa mancare su queste pagine. Sul resto, ritengo si tratti di un’opera di bonifica necessaria. Il rischio, da evitare, è che la mafia torni ad essere più credibile. Persino della stessa ‘antimafia’.

  2. Non vorrei commentare l’articolo di Anna Giuffrida, per paura di
    aggiungere qualcosa fuori posto o eccessivo a quanto viene detto.
    Certo le accuse devono essere circostanziate, questo per non scadere in semplici calunnie che
    generano confusione e gettano discredito sulle persone “oneste”
    Quindi, chi sa parli con cognizione di causa, e chi deve per il suo ufficio intervenire, intervenga! .Questa è vera ” civiltà “.
    Il resto sono chiacchiere, per chi ha tempo da perdere!!.

    • Ritengo che le accuse del Pm Catello Maresca siano supportate da prove. L’importante come sempre è semmai non generalizzare su colpevoli e non. Anche per non gettare dubbi su quanto di buono comunque c’è nell’antimafia.

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