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Mafiosi per nascita

Ci si affilia alle mafie perché cooptati dai clan, che rovistano nelle pieghe dimenticate della società dove l’illegalità viene considerata l’unica risorsa. Ma si viene affiliati alla criminalità anche per nascita. E non perché a deciderlo sia il DNA, ma perché i nati in famiglie di mafie sono destinati ad un imprinting che condizionerà la loro esistenza. Sono figli di uomini o donne che vivono in carcere per una condanna e che vedono solo da dietro le sbarre, o di latitanti o, peggio, di morti ammazzati. Sono fratelli e sorelle di ragazze che si sposano con soggetti appartenenti ad altre famiglie mafiose con lo scopo di rendere più potente il sodalizio mafioso. Sono figli, in particolare, di donne che in quanto madri hanno il compito di trasmettere ai discendenti il modello mafioso, incitando questi ragazzi alla vendetta.

“Si è riscontrata l’usanza secondo cui la donna, la madre conserva gli indumenti della vittima per poi farli indossare al figlio nel momento in cui vendicherà il torto subìto – spiega Stefania Pellegrini, che insegna Mafie e Antimafia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna – Ci sono donne che hanno allontanato i propri figli perché erano diventati collaboratori di giustizia”.

E se ci sono mafie che non coinvolgono i minori, tante altre li utilizzano per lo spaccio e per fare da sentinella. “Questi sono i minori che vivono in una famiglia nella quale regna una sorta di mafiosità, di atteggiamento mafioso. Un modello mentale da cui non ci si discosta, ma che diventa l’unico modello di crescita – aggiunge la professoressa Pellegrini, intervenuta lo scorso 20 novembre ad un incontro per la Giornata dei diritti del fanciullo – C’è comunque una possibilità di cambiamento, di percorso alternativo. Ma a volte il minore non riesce per mancanza di forze e strumenti a reagire a determinati sistemi. Se avesse un contesto amico, probabilmente, si aggrapperebbe a questa possibilità e capirebbe che nel momento in cui entra in organizzazioni mafiose non potrebbe più uscirne”.

A svolgere questo ruolo educativo, che non sempre o necessariamente implica un allontanamento dalla famiglia, ma che apre il minore ad un nuovo punto di vista ad una cultura della legalità che non ha conosciuto, a questo finora ci hanno pensato i maestri e preti di strada. Senza strumenti, all’infuori della loro dedizione a questa missione, e senza un concreto appoggio da parte dello Stato. Un disinteresse per una fascia di minori a rischio di cui ci si dovrà comunque fare carico, a distanza di alcuni anni, per recuperarli o peggio processarli e arrestarli.

Da queste riflessioni è nato un manifesto sui diritti dei minori nati in ambienti di mafie, nel corso degli Stati Generali dell’Antimafia – Contromafie di quest’anno, che vuole essere una “provocazione”. Vuole provocare una riflessione. Vuole provocare attenzione per un argomento poco trattato, perché scomodo (come se educare un figlio all’illegalità e al crimine non fosse grave quanto, ad esempio, mandarlo a lavorare impedendogli di studiare). Vuole provocare, sollecitare un intervento concreto delle istituzioni investendo in un futuro di legalità.

Eccolo:

“In ultima istanza, si è avviata la riflessione sul diritto del minore a vivere in una società estranea alle dinamiche mafiose. E’ dovere di una società responsabile promuovere interventi che prevedono un accostamento educativo ai minori. L’obiettivo è quello di condividere valori alternativi a quelli della cultura mafiosa. Tale accompagnamento può consistere in progetti dedicati ai minori in situazioni di fragilità e precarietà, oppure in programmi di affiancamento del minore con personale qualificato. Nella piena consapevolezza della delicatezza e della eccezionalità dello strumento, si deve prevedere nei casi più gravi l’allontanamento del minore dal nucleo familiare mafioso e il suo inserimento in comunità protette, ove educatori e psicologi creano percorsi  educativi personalizzati.”

 

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2 Pensieri su &Idquo;Mafiosi per nascita

  1. Le mafie sono un fenomeno complesso, per combatterlo efficacemente sono necessarie azioni coordinate in molti settori. Purtroppo lo Stato in ogni sua forma latita, con innumerevoli. scuse. Si spende troppo, l’Europa non ci consente, le misure straordinarie che durano dagli albori della repubblica se non del regno, le sanatorie ecc. ecc.Il declino dell’Italia oltre che eonomico si misura con l’ingiustizia ed il mancato riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone.

    • Quello dei bambini è un problema che è strettamente connesso a fattori culturali e sociali. Aspetti che in Italia e in alcuni angoli più dimenticati del Bel Paese faticano a progredire. E come per tutti i problemi legati ai minori, trascurare certe questioni equivale a non prendersi cura del nostro e loro futuro.

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