Precari Istat sciopero

Precariato Istat a scadenza

Hanno ancora il fiato sul collo. Come tutti i precari, d’altronde. Ed essere precari della pubblica amministrazione non li ha tutelati più di altri. Così a distanza di più di un anno da quando avevo parlato con alcuni di loro, i precari dell’Istat continuano a non sapere cosa ne sarà del loro contratto perennemente in scadenza. Gli incontri, le tavole rotonde sono proseguite: l’ultimo incontro significativo dello scorso 31 ottobre ha di fatto imposto nuovi confronti tra l’amministrazione e i sindacati (qui il resoconto dalla giornata). 373 contratti agonizzanti per i quali nessuno è riuscito, e ha voluto, concretamente trovare una cura. Anche economica. Perché il timore, che segue alle tante promesse, è anche quello che non ci siano soldi sufficienti a prorogare i contratti fino al 31 dicembre 2020. Vite sospese, che nel frattempo mandano ugualmente avanti con professionalità interi settori dell’ Istituto di Statistica italiano. Una vicenda ancora attuale, da (ri)leggere…

Precari da tre anni e senza prospettive di stabilità lavorativa. Succede nella pubblica amministrazione, dove si diventa precari superando un concorso pubblico e dove l’esperienza professionale e la formazione ricevuta non garantiscono la stabilizzazione del contratto. E accade all’Istat l’istituto nazionale di statistica, dove 373 lavoratori tra collaboratori tecnici, tecnologi e ricercatori vivono da tre anni senza nessuna concreta prospettiva di immissione a ruolo.

Tutto questo nonostante esista una norma del contratto collettivo, l’articolo 5, che dà la possibilità all’ente, per il personale del comparto ricerca assunto con procedure concorsuali, di trasformare i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. Una norma mai applicata, che i lavoratori precari di via Balbo a Roma hanno inserito tra le proposte di modifica al decreto legge 101 in discussione al Senato. “Abbiamo chiesto alle forze politiche di votare contro questo provvedimento di pseudo-stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione – spiega Angelita, precaria dell’Istat – Perché prevede la possibilità per gli enti di bandire nuovi concorsi riservati ai precari, che però non sono finanziati e quindi non conducono ad alcun inserimento in ruolo. E inoltre questo decreto impedisce alla pubblica amministrazione la proroga dei contratti a termine. Un decreto che cerca di stabilizzare i precari, ma in realtà li manda a casa”.

Un decreto che soprattutto per i lavoratori precari dell’Istat, assunti il 1° ottobre 2010, si è rivelato una beffa. Infatti con i futuri concorsi salva-precari, il cui requisito di accesso prevede di aver maturato tre anni di servizio a tempo determinato (calcolati dal 1° settembre 2013 data di entrata in vigore del decreto), i 373 precari dell’ente restano esclusi compiendo i tre anni richiesti un mese dopo.

Con la conseguenza che verrà meno il 20% della forza lavoro presente nell’ente. Con ricadute sulla produzione statistica, come la settimana di mobilitazione conclusa lo scorso 4 ottobre ha voluto dimostrare. “Durante la settimana di mobilitazione , abbiamo fatto vedere cosa succede in questo ente se i precari non vengono stabilizzati – aggiunge Angelita – La produzione statistica rallenta in modo considerevole, specialmente in alcuni settori dove siamo presenti con picchi di oltre il 60% del personale”.

Succede anche questo se l’esercito dei precari, 350mila solo nella pubblica amministrazione, incrocia le braccia. Un buon motivo per starli ad ascoltare.

da “La Discussione.com” – ottobre 2013

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4 Pensieri su &Idquo;Precariato Istat a scadenza

  1. Ritengo che il principale problema sia il mercato del lavoro che non esiste in Italia. Lavoro nero, disoccupati, precari lavoratori che non riescono a guadagnare quanto basta per vivere sono tutte facce dello stesso problema. Il problema non è l’euro ma come vengono amministrate le risorse economiche dalla classe dirigente politica e non.

  2. Il nocciolo del problema è che il precario vive sempre sul filo del rasoio e questo non è mai positivo. Credo che non ci sia molto da aggiungere.
    La contrapposizione tra precari e quelli a tempo indeterminato fa rivivere le lotte di classe di vecchia memoria tra impiegati e operai. Cambiano i tempi, cambiano le diciture ma la sostanza rimane.

    • Proprio così. I precari sono i nuovi poveri, dove per poveri non si intende solo la classe sociale economicamente più affossata ma anche quella di cui nessuno vuole occuparsi. La classe degli ultimi, per tutele.

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