Antonino Scopelliti, l’eredità del #giudicesolo

9 agosto 2014. E’ mezzogiorno, e il caldo è mitigato solo da brevi folate di vento. La stretta strada, che dal mare si inerpica verso la parte alta della piccola frazione di Piale (vicino Reggio Calabria), è chiusa al traffico.

Lì, tra i tornanti assolati, 23 anni fa il magistrato Antonino Scopelliti veniva ucciso dalle mafie mentre rientrava a casa. Lì ora sorge un ulivo in memoria di un giudice onesto, ma solo. Lì, ogni anno dal 2007, approdano in questa punta dimenticata e consumata dello Stivale le istituzioni. E la Calabria e i suoi cittadini onesti si sentono un po’ meno soli.

Come invece si sentiva quel giudice che, nel 1991, aveva iniziato da poco a lavorare alle carte del maxi processo a Cosa Nostra giunte in Cassazione. Ma su cui non ha avuto il tempo di pronunciarsi. Perché il magistrato Scopelliti onesto, che non si piega alla corruzione (con alle spalle processi tanto contro boss di mafia che su casi processuali storici e intricati, come il sequestro dell’Achille Lauro o il primo Processo Moro) è sì solo, ma fa paura. Fa paura alla mafia, che decide addirittura di creare un sodalizio con la ‘ndrangheta per toglierlo di mezzo.

E nel ricordo di un uomo coraggioso che ha spaventato le mafie con la semplicità dell’integrità e dell’onestà, si anima la Calabria pulita delle associazioni di giovani impegnati per la legalità e degli amministratori locali che ogni giorno rinunciando alla corruzione abbattano l’indifferenza e la devianza delle mafie. E grazie a queste associazioni, come Ammazzateci Tutti e la Fondazione Scopelliti organizzatrici del meeting Legalitalia, anche lo Stato periodicamente si risveglia dal torpore a cui si era abbandonato e mette piede sulle strade macchiate di sangue dalla criminalità. E’ un simbolo, e anche questo serve.

E di questa solitudine, negli anni in cui i magistrati scomodi portavano alla luce gli accordi tra mafie e poteri pubblici, il Sostituto Procuratore Scopelliti ne parla con lucidità: “Il giudice è quindi solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso” (fonte: Wikipedia). Un testamento profetico che lascia un’eredità preziosa: la capacità di sconfiggere le mafie, spaventandole.

Qui il canale YouTube con tutti gli interventi degli esponenti istituzionali presenti alla commemorazione.

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