Protesta

#Iniquocompenso, mai più precari

Parlando di diritti negati, non posso esimermi dal parlare di un argomento che mi tocca da vicino. Quello del recente accordo sull’equo compenso ai giornalisti, che condona per legge la precarietà di un’intera categoria. Sì, perché la categoria dei giornalisti è quella che vanta tra i più alti tassi di precarietà al limite della sopravvivenza. Pochi spicci per un articolo, un impegno che porta via tempo e denaro speso in telefonate e benzina.

Un problema che rischia di estendersi anche a chi giornalista non lo è. Ovvero chi ogni giorno legge le notizie e vuole informarsi. Come pensate si possa lavorare serenamente, a volte 24 ore su 24, per 250 euro al mese? Si può svolgere un’inchiesta a queste condizioni e, per la necessità di un pasto quotidiano e di un tetto sotto cui vivere, fare contemporaneamente altri lavori? Voi ci riuscireste?

Eppure, se da domani tutti i giornalisti precari decidessero di incrociare le braccia l’informazione si fermerebbe. Ma contro questo “iniquo compenso”, si può almeno protestare. Come è in programma domani contro un sindacato, fatto da altri giornalisti, che ha ritenuto giusto ed “equo” che chi fa informazione venga zittito con uno stipendio da fame. Per i dettagli della protesta si può visitare l’apposita pagina su Facebook . Mentre per chi, anche solo da lettore e fruitore dell’informazione quotidiana, vuole dare sostegno a dei lavoratori precari, può farlo firmando la petizione online.

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3 Pensieri su &Idquo;#Iniquocompenso, mai più precari

  1. 250 euro mese sono ridicoli.
    Chiunque accetti di lavorare a queste cifre non si rende conto che sta rubando il futuro a se stesso e ai suoi figli.

  2. Puo’ servire creare un sindacato che tuteli gli interessi dei soli giornalisti precari? E’ una situazione assurda e lesiva della dignita’ di chi vuole fare la professione per passione ma nello stesso tempo ha bisogno del giusto sostegno economico.

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