Patriottismo e bandiere a scadenza

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Qualche settimana, e sono sparite. Sono le bandiere tricolore dell’Italia, impegnata fino a ieri nei Mondiali di calcio in Brasile, rapidamente ritirate dalle finestre di tanti grigi e monotoni palazzi di periferia. Quasi con vergogna, per il risultato calcistico mancato, e con disinteresse per questo oggetto. Lo stesso disinteresse che fino ad un mese fa caratterizzava le giornate di tanti tifosi della Nazionale e che oggi, con assoluta e (in)giustificata naturalezza, prende il posto del tifo calcistico. E con le bandiere spariti, ahiloro!, anche i venditori ambulanti agli angoli delle strade, che per l’occasione avevano messo da parte le cassette di ciliegie, già ritornate sui furgoncini a prezzi competitivi.

Ma tornando alle bandiere, è storia ormai nota e assodata il fatto che le bandiere italiane vengano lasciate sventolare nelle città solo durante eventi sportivi, di solito calcistici, di rilevanza internazionale. Si sa, ci ricordiamo di essere italiani quando degli atleti scendono in campo in nome dell’Italia, tifando e emozionandoci magari solo per quella volta all’anno. Un orgoglio patriottico legittimo, e che per un po’ di tempo fa rifiatare dalla crisi, dalla mancanza di lavoro e dai problemi che ci affliggono. Ci distrae insomma, anche da quello che accade intorno a noi e che ci coinvolge più o meno direttamente.

Il rischio a questo punto è ripiegare e buttare in fondo ad un cassetto una bandiera che rappresenta i nostri diritti e i nostri doveri di cittadini. E ci ricorda che dobbiamo impegnarci affinché nessuno possa buttarli in un angolo polveroso.

Proviamo, chi ne possiede una, ad appendere la bandiera tricolore al balcone e lasciarla sventolare per qualche settimana o per tutta l’estate. E guardandola dedichiamo magari questo gesto a chi per una partita di calcio non c’è più, come da ultimo per Ciro Esposito. A chi merita di essere italiano perché è onesto. A chi continua a lavorare in Italia, nonostante potrebbe andare altrove. A chi ogni giorno lotta contro le inciviltà e la prepotenza, semplicemente con il proprio esempio.

E’ una sfida che possiamo giocarci. Forza italiani!

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2 Pensieri su &Idquo;Patriottismo e bandiere a scadenza

  1. Chissà se un giorno ci ricorderemo di essere italiani anche quando non gioca la nazionale.
    Magari un po’ di sano orgoglio ci farebbe bene, viste tutte le eccellenze che abbiamo e che buttiamo al vento perché pensiamo che gli altri siano sempre più bravi di noi.

    • Dobbiamo solo imparare a conoscere le potenzialità, sane e oneste, dell’Italia. E impegnarci per farle fruttare. E poi i Mondiali di calcio si ripetono una volta ogni quattro anni, veramente poco per allenarci da Italiani.

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